giovedì 4 luglio 2019

Cellule staminali cordonali: come si raccolgono e conservano

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


Si sente spesso parlare di conservazione cordone ombelicale e di cellule staminali cordonali. Coloro che stanno per diventare genitori possono avere molti dubbi in merito e proprio per questo è estremamente importante una corretta informazione. I futuri genitori si chiedono se il bambino sentirà dolore, se la procedura è sicura e come è possibile conservare così a lungo delle cellule.

È giusto chiarire che il sangue del cordone ombelicale, al momento della nascita, viene raccolto con procedure del tutto sicure e indolori sia per il bambino che per la mamma. Il personale ostetrico, adeguatamente formato, utilizza un ago apposito di grosso calibro per trasferire il sangue cordonale dalla vena ombelicale a una sacca ematica che contiene un anticoagulante. Il campione raccolto viene sottoposto ad analisi ematologiche che valutano parametri come cellularità e volume ed eventuale presenza di batteri o altri contaminanti che potrebbero causare problemi nella conservazione.

Una volta terminate le analisi il campione viene sottoposto a diversi trattamenti, come un'eventuale eliminazione della frazione plasmatica o dei globuli rossi, che ne consentiranno la crioconservazione in una banca del cordone ombelicale. La conservazione avviene in biocontainers a -196°C (temperatura raggiunta con azoto liquido o aeriforme) e per questo il campione viene miscelato con un agente crioprotettivo per evitare la formazione di ghiaccio. Solitamente si tratta di dimetilsolfossido al 10% (DMSO)1.

I biocontainers sono collocati in stanze dotate di sistemi di allarme in grado di rilevare e segnalare eventuali variazioni di temperatura all'interno di un biocontainer, che potrebbero danneggiare l'intero processo di conservazione. Come ulteriore precauzione, i biocontainers sono dotati di una fonte secondaria di azoto, pronto per essere rilasciato in caso di avarie, come ad esempio un black-out.

Questi processi consentono di conservare le cellule staminali del cordone ombelicale per un periodo di tempo molto lungo. Studi recenti hanno dimostrato che è possibile crioconservare le cellule staminali del cordone ombelicale per più di 24 anni senza alterare la loro vitalità e le loro capacità proliferative e differenziative2,3. In una ricerca sperimentale delle staminali cordonali conservate per oltre 24 anni sono state trapiantate in un modello murino e sono state in grado di ripopolare il midollo osseo dell'animale. Raccolte a distanza di sei mesi dal trapianto, si sono dimostrate capaci di ripopolare il midollo di un secondo animale3. Si tratta di risultati scientifici straordinari, che ricordano l'importanza della conservazione del cordone ombelicale per mettere a punto terapie per trattare sempre più patologie.

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com

Fonti:

1.     Moise, K.J., Jr., Umbilical cord stem cells. Obstet Gynecol, 2005. 106(6): p. 1393-407.
2.     Broxmeyer, H.E., et al., Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood Blood. 117(18): p. 4773-7.
3.     Broxmeyer, H.E., Cord blood hematopoietic stem cell transplantation in StemBook, T.S.C.R. Community, Editor. May 26, 2010.

martedì 11 giugno 2019

Conservazione del cordone ombelicale: cosa devono sapere mamma e papà?

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente



Scegliere di conservare cordone ombelicale è una decisione delicata e molto importante, un vero e proprio atto di amore e protezione verso il bambino che sta per nascere e della sua famiglia. 
Si tratta di una scelta significativa ed è importante decidere in modo consapevole ed informato, dopo aver valutato bene tutte le offerte per scegliere la struttura più idonea a cui affidare un così prezioso patrimonio.
Dopo aver scelto di conservare il cordone ombelicale, dopo aver scelto la struttura e firmato il contratto, cosa devono fare i genitori? Quali sono le azioni da compiere? In realtà sono pochi semplici passi, ma è importante averli ben chiari nella propria mente.
Prima di tutto, ancora prima di firmare il contratto, è essenziale verificare che la biobanca scelta offra standard di qualità elevati, come per esempio certificazioni nazionali ed internazionali, oltre che un’assicurazione che possa garantire il servizio in caso di insolvenza o problemi finanziari della struttura.
Dopo aver firmato il contratto con la biobanca i genitori devono occuparsi di ottenere il nulla osta all’esportazione delle cellule staminali. Basta compilare dei moduli forniti alla famiglia presso la direzione dell’ospedale che si è scelto per partorire. Intanto bisogna contattare la biobanca per l’invio ai genitori di un pacchetto informativo e del kit di raccolta, ovvero un contenitore speciale in cui vengono posti gli strumenti che verranno utilizzati dopo il parto dal personale medico per il prelievo e per la corretta conservazione del sangue cordonale fino all’arrivo nella biobanca.
Un’unità elettronica di controllo registrerà la temperatura interna del kit e la comunicherà al termometro posto all’esterno, così che le condizioni del campione dopo la raccolta vengano costantemente monitorare.
Le migliori banche del cordone affiancano alle famiglie un tutor che può essere contattato in qualsiasi momento per chiarire ogni dubbio e rispondere ad ogni domanda.
Il giorno del parto il papà deve ricordarsi di portare in ospedale il kit per il prelievo che servirà al personale medico per prelevare dal cordone ombelicale il sangue ricco di cellule staminali.
Dopo la nascita, tra l’emozione e le congratulazioni alla mamma e al papà, è importante contattare la biobanca con una telefonata, così che sia lei da quel momento ad occuparsi di tutto. Un corriere, infatti, arriverà direttamente nella stanza in cui si trova la mamma e si occuperà di spedire il campione al laboratorio, dove verranno effettuate tutte le analisi per verificare la vitalità e il volume delle cellule raccolte.
Una volta superate queste analisi, il campione viene preparato per la crioconservazione, e i genitori riceveranno il certificato di crioconservazione che attesta che il campione è conservato negli speciali contenitori, chiamati biocontainers, ad una temperatura di -196°C. Le cellule staminali, a questa temperatura, si conserveranno per molti anni durante i quali, in caso di necessità, sarà possibile richiamare il campione chiedendo al Ministero della Salute un’autorizzazione all’importazione.
Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com