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venerdì 10 maggio 2019

Sindrome di Patau: come possiamo scoprire se il feto ne è affetto?

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica


Conosci la differenza tra un test prenatale non invasivo (tra cui per esempio il test del DNA fetale) e i test diagnostici (amniocentesi e villocentesi)? Sapresti scegliere a quale test affidarti per conoscere se il feto è affetto da un’anomalia?

Durante la gravidanza, la mamma affronta alcuni cambiamenti che interessano la sfera emotiva e fisica ed è necessario che essa sappia come prendersi cura di sé, del piccolo, e che conosca i controlli medici a cui sottoporsi.

Lo screening prenatale consiste in una serie di esami che consentono di determinare con una certa affidabilità se il feto sia affetto o meno da una determinata anomalia cromosomica. Le anomalie cromosomiche possono riguardare il numero o la struttura dei cromosomi:
-        le anomalie numeriche comportano una variazione nel numero dei cromosomi. Un cromosoma in più rispetto al normale determina le trisomie, come la sindrome di Down, causata dalla trisomia del cromosoma 21, o la trisomia 18 che causa la sindrome di Edwards e la trisomia 13 che determina quella di Patau;
-        le anomalie strutturali prevedono invece delle modificazioni nella struttura del cromosoma come per esempio accade con le microdelezioni, ovvero quando viene persa una piccola regione del cromosoma.

La sindrome di Patau (o trisomia 13) è un’anomalia numerica causata dalla presenza di tre copie del cromosoma 13 e ha un’incidenza pari a 1/20.000 nati. È un’anomalia cromosomica molto rara ma detiene il più alto tasso di mortalità prima e dopo il parto1. Prende il nome dal medico che la descrisse nel 1960.
A livello clinico nei soggetti affetti da sindrome di Patau si presentano difetti nella struttura dell’occhio, disturbi motori, ritardo mentale, deformazione dei piedi e dita sovrapposte1.
Solitamente la sindrome si manifesta quando l’età dei genitori supera i 32 anni. Tuttavia, dal momento che questa anomalia cromosomica è rara, non è possibile determinare se il cromosoma in sovrannumero sia materno, paterno o se derivi da entrambi i genitori2. 
Come prima cosa, per scegliere a quale test prenatale non invasivo sottoporsi, è necessario valutare quando si desidera effettuare il test. Fra i principali test di screening quello che si può svolgere più precocemente è il test del DNA fetale, al quale le donne possono sottoporsi già dalla decima settimana di gravidanza. Il Bi Test e la translucenza nucale, possono essere svolti tra la 11a e la 13a settimana di gravidanza. Il Tri test, si svolge tra la 15a e la 17a settimana.
Altro fattore fondamentale da tenere in considerazione nella scelta del test di screening a cui sottoporsi è il tasso di affidabilità. Il tasso di affidabilità si misura sulla percentuale di anomalie (come la sindrome di Patau) rilevate dal test e il tasso di falsi positivi (ossia quando il test rivela un’anomalia che in realtà non esiste). Il test del DNA fetale rileva con una specificità del 99,9%, la percentuale di probabilità per cui il feto non sia affetto da un’anomalia cromosomica. Basta un semplice prelievo di sangue della mamma: dal campione prelevato vengono poi analizzati i frammenti di DNA fetale circolante nel sangue materno. Il Bi test combinato con la translucenza nucale ha un’affidabilità che va dall’85% al 90%3. Mentre l’affidabilità del Tri test è del 60% circa.
Se un test di screening rivelasse la probabilità di un’anomalia cromosomica, sarà consigliato effettuare un esame diagnostico invasivo come amniocentesi o villocentesi.
Il tuo ginecologo di fiducia saprà consigliarti sul test di screening da svolgere e se desideri saperne di più sul test prenatale non invasivo del DNA fetale visita il sito www.testprenataleaurora.it

Fonti:
1)     L. G. PERRONE, Principi di genetica medica, 2016
2)     W. S. KLUG, M. R. CUMMINGS, C. A. SPENCER, Concetti di genetica, Pearson – Prentice Hall, 2007
3)     Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche -Di Antonio L. Borrelli,Domenico Arduini,Antonio Cardone,Valerio Ventrut


giovedì 11 aprile 2019

Cosa sono le anomalie cromosomiche e quali sono i rischi per il feto?


A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica



Durante i nove mesi di gestazione, è fondamentale tutelare la salute di mamma e bimbo. Per questo motivo adottare uno stile di vita sano ed equilibrato, ed eseguire anche test di screening prenatale per individuare eventuali anomalie cromosomiche in gravidanza possono fare la differenza. Esistono esami prenatali invasivi e non invasivi: vediamo le differenze.

I test di screening prenatali non invasivi determinano il tasso di possibilità per cui il feto può essere affetto da anomalie cromosomiche fetali come difetti del tubo neurale o sindromi di Patau, Edwards, Down (note anche come trisomie). Alterazioni cromosomiche (strutturali o nel numero) possono causare difetti ereditari1. La presenza di un cromosoma in eccesso causa le trisomie le quali sono più comuni nei bimbi nati da gestanti over 351Anomalie strutturali dei cromosomi causano delezioni e microdelezioni, caratterizzate dalla perdita (o mancanza) di una parte più o meno ampia di cromosoma2. Le delezioni maggiori di 5Mb causano le sindromi di Wolf-Hirschhorn e di Cri-du-chat, e sono caratterizzate da malformazioni e da ritardo mentale2.

Le microdelezioni sono delezioni minori di 5Mb e provocano le sindromi di Di George, di Prader-Willi e di Angelman. L’individuo affetto presenta malformazioni facciali, ritardo mentale di media gravità, difetti congeniti2.

Il test di screening prenatale può essere scelto considerando sia l'anticipo col quale si vogliono conoscere le condizioni del nascituro, sia anche in base al tasso di affidabilità dal test. Tra l'11a e la 13a settimana di gestazione si può svolgere il Bi test, in associazione alla translucenza nucale, affidabile all'85%3. Tra la 15a e la 17a settimana la mamma può effettuare il Tri test, attendibile al 60%.

Dalla 10a settimana di gravidanza è possibile eseguire il test non invasivo del DNA fetale. Si preleva un campione ematico dalla gestante e si analizzano i frammenti di DNA fetali che vi sono in circolo. Il test del DNA fetale è attendibile al 99,9% e individua le maggiori trisomie (sindromi di Edwards, di Patau, di Down) e le più diffuse microdelezioni.

Se gli esami di screening rilevano alterazioni cromosomiche, è necessario approfondire il risultato sottoponendosi a un test diagnostico prenatale invasivo, come l'amniocentesi o la villocentesi.

È consigliabile che le gestanti consultino sempre il proprio ginecologo di fiducia.

Per maggiori informazioni: www.testprenataleaurora.it


Fonti:

1. Embriologia medica di Langman di Thomas W. Sadler, a cura di R. De Caro e S. Galli; 2016.
2. Manuale di Pediatria Generale e Specialistica di M. Bonamico; 2012; pag. 92.
3. Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche Di Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventrut.