lunedì 25 luglio 2016

Poche semplici regole sull’alimentazione durante l'allattamento

A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto


Durante la gravidanza è molto importante mantenere un’alimentazione equilibrata, così come nel corso della vita. Ciò che mangia la donna passa al bambino, per questo è fondamentale assumere i giusti nutrienti e, dopo la nascita, seguire un’appropriata dieta per l'allattamento.
Vediamo insieme quali sono alcune semplici regole da seguire.

La neomamma non deve necessariamente apportare drastici cambiamenti alla sua dieta, ma è giusto adottare alcuni accorgimenti nella scelta degli alimenti come, ad esempio, i cibi che non sono tollerati dall’organismo. Tra gli alimenti che è meglio evitare vi sono quelli che possono scatenare reazioni allergiche, come le fragole, i crostacei e le arachidi. Da evitare sono anche i cibi piccanti o con sapori troppo forti, come le cipolle, gli asparagi e l’aglio, che possono alterare il sapore del latte. Per via della produzione del latte al fisico della donna è richiesto un consumo maggiore di energia.

Quotidianamente la neomamma produce 700ml di latte, per questo l’apporto calorico deve aumentare di circa 500 kcal. Come riportato dalla Società Italiana di Nutrizione Umana, nel periodo dell’allattamento il fabbisogno di calcio, fosforo, proteine, folati, vitamina C, B6, B12, A, E, D e zinco aumenta. Molto importante è anche una corretta idratazione. L’assunzione di acqua, infatti, deve aumentare di circa 700 ml, per questo la neomamma deve bere almeno due litri di acqua al giorno.


L’alimentazione delle donne in allattamento, quindi, dovrebbe comprendere:

• Una grande quantità quotidiana di acqua, tisane e infusi 
• Tre porzioni di frutta e due di verdura di stagione al giorno 
• Una porzione di carboidrati a pasto 
• Latte e yogurt quotidiani 
• Formaggi, carne, legumi, pesce, uova due o tre volte a settimana 
• Un consumo limitato di caffè, tè, dolci, snack e bibite

Il consumo di alcolici e fumo è da evitare come durante la gravidanza. Se durante la dieta la neomamma non riesce ad integrare tutte le sostanze nutritive richieste, può essere necessario assumere degli integratori prescritti rigorosamente dal ginecologo. Per riuscire a pianificare la giusta dieta nel periodo dell’allattamento è possibile consultare il proprio medico o un nutrizionista esperto. Per conoscere i corsi preparto presenti nella tua città puoi consultare il motore di ricerca gratuito su www.corso-preparto.it.

mercoledì 22 giugno 2016

Cellule staminali, grande importanza terapeutica

A cura di Ufficio Stampa Sorgente

Donazione cordone ombelicale o conservazione? Questo è un argomento molto discusso e di grande importanza dal punto di vista medico, infatti sono ormai moltissimi i ricercatori che occupano le loro risorse nell’indagare le potenzialità delle cellule staminali contenute nel cordone ombelicale, e ogni giorno compiono grandi passi avanti. Le cellule staminali del cordone ombelicale possono essere utilizzate per i trattamenti di diverse malattie, tra le quali malattie oncoematologiche, come la leucemia linfoblastica acuta, ed ematologiche, come l'anemia aplastica severa.

Normalmente lo standard terapeutico per questo tipo di patologie avviene con trapianti allogenici, ma in questo campo, il trapianto autologo di cellule staminali ha dato risultati positivi. Vediamo qualche esempio: nel 2007 una bambina di tre anni, affetta da leucemia linfoblastica acuta, è stata sottoposta a un trapianto autologo e, a un anno dall’operazione, il trattamento ha fatto sì che i suoi valori ematici tornassero normali e che, dopo solo 2 anni, non ci fosse più alcun segno di ricaduta1.

Uno studio più recente, del 2011, ha portato buoni risultati lavorando su tre pazienti differenti affetti da anemia aplastica severa. Dopo una terapia immunosoppressiva, si sono sottoposti tutti a trapianto autologo di cellule staminali cordonali e la malattia li ha abbandonati rispettivamente per quasi cinque anni, oltre tre anni e, nel terzo caso, per 17 mesi. L’ultimo paziente, il più difficile, si è sottoposto a un nuovo ciclo di terapia immunosoppressiva, a seguito del quale ha ritrovato per oltre due anni una nuova indipendenza dalla malattia che lo costringeva a continue trasfusioni di sangue 2.

Le cellule staminali possono intervenire anche nei disordini neurologici, come ad esempio la paralisi cerebrale. È in corso, infatti, uno studio clinico per valutare l'effetto di questa terapia su 184 bambini affetti da disordini neurologici, sottoposti a trapianto autologo: ad oggi, i risultati ottenuti non mostrano alcuna reazione avversa, a conferma della sicurezza del trapianto autologo di staminali cordonali3. Infine, alcuni studiosi hanno scelto il trapianto allogenico nel trattamento della emorragia alveolare diffusa, una complicanza molto rara ma molto grave, del lupus sistemico eritematoso che ha un tasso di mortalità che supera il 50%. Compiuto su quattro pazienti affetti da questa patologia, lo studio ha riportato un quadro clinico migliorato già dal primo mese, in cui i livelli di ossigeno nel sangue si sono normalizzati così come, passati sei mesi dall'intervento, i livelli di emoglobina, permettendo quindi di considerare il trapianto allogenico di cellule staminali come uno strumento terapeutico per i soggetti affetti da questa grave patologia4. Questi sono solo alcuni degli studi clinici, portati a termine o ancora in corso, che continuano ad indagare le grandi potenzialità terapeutiche delle cellule staminali del cordone ombelicale che si dimostrano strumento fondamentale nelle mani della medicina.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Note
1. Hayani A, Lampeter E, Viswanatha D, Morgan D, Salvi SN: First report of autologous cord blood transplantation in the treatment of a child with leukemia. Pediatrics 119:e296-300, 2007
2. Rosenthal J, Woolfrey AE, Pawlowska A, Thomas SH, Appelbaum F, Forman S: Hematopoietic cell transplantation with autologous cord blood in patients with severe aplastic anemia: An opportunity to revisit the controversy regarding cord blood banking for private use. Pediatr Blood Cancer
3. Sun J, Allison J, McLaughlin C, Sledge L, Waters-Pick B, Wease S, Kurtzberg J: Differences in quality between privately and publicly banked umbilical cord blood units: a pilot study of autologous cord blood infusion in children with acquired neurologic disorders. Transfusion 50:1980-1987
5. Clicca qui per leggere l'elenco delle patologie

martedì 14 giugno 2016

Come affrontare al meglio la prima gravidanza


A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

Molti sono i dubbi che assalgono le gestanti quando sono alle prese con la loro prima gravidanza. Vanno adottati accorgimenti come seguire uno stile di vita sano ed equilibrato, ma anche eseguire un test di screening prenatale, per controllare la salute del piccolo.

In gravidanza si raccomanda di nutrirsi in modo sano, per consentire l'assimilazione di tutti gli alimenti necessari allo sviluppo del feto e all'apporto energetico alla mamma. Non bisogna esagerare, poiché mangiare troppo può agevolare la comparsa del diabete.
Fumo e alcool sono assolutamente vietati sia durante la gestazione, sia durante l'allattamento perché possono provocare malformazioni e problemi respiratori. Ciò che il corpo della donna assimila viene trasmesso al piccolo. L'alcool può causare la sindrome fetale alcolica (il feto rischia di nascere con problemi fisici e mentali gravi). Il fumo fa diminuire l’afflusso ematico diretto al feto e può causare una nascita prematura.

Quando ci si accorge di aspettare un bambino, è bene sottoporsi ad alcuni test ematici per verificare l’immunità della gestante a rosolia e toxoplasmosi e l’assenza di infezioni o malattie virali. Alcune malattie prese in gravidanza possono infatti nuocere al bimbo.
I farmaci in gravidanza sono consentiti dietro consiglio medico. Se la futura mamma è già in cura da prima dell'insorgenza della gravidanza ed è costretta a prendere farmaci ogni giorno, ci si dovrà rivolgere al medico specialista per fare un adeguamento alla terapia.
La salute del feto dipende anche da fattori quali l'età materna o la familiarità con malattie genetiche. Questi infatti possono aumentare la probabilità di insorgenza di anomalie cromosomiche, che possono essere rilevate tramite test di screening prenatale.

In gravidanza è doveroso sottoporsi a test di screening e di diagnosi prenatale, che devono essere consigliati dallo specialista sulla base della storia clinica della gestante. Fare test invasivi (amniocentesi, villocentesi, cordocentesi) vuol dire ottenere diagnosi certe al 100% sull’eventualità di anomalie fetali, ma significa anche affrontare un rischio di aborto dell’1%1.
Appartiene agli esami di screening prenatale che non presentano rischio di aborto, quindi non invasivi, il test del DNA fetale che analizza i frammenti di DNA del feto contenuti nel sangue materno. Questo test è in grado di accertare al 99,9%2 la presenza di Sindrome di Down, Sindrome di Edwards, la trisomia 13 e altre anomalie cromosomiche.

Per maggiori informazioni: www.testprenataleaurora.it


Fonti:
1. Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche ­Di Antonio L. Borrelli,Domenico Arduini,Antonio Cardone,Valerio Ventrut

2. Poster Illumina ISPD_2014 Rev A

lunedì 23 novembre 2015

L'allenamento del golfista - seconda parte

La programmazione individuale dell’allenamento del golfista dovrebbe esser tale da garantire lo sviluppo armonico ed equilibrato di tutte le principali qualità fisico-atletiche: dalla resistenza alla forza, dalla velocità d’esecuzione del gesto alla flessibilità. La resistenza non è la qualità fisica principale nel gioco del golf, anche se migliorare la capacità di tollerare uno sforzo prolungato risulta importante per costruire la base su cui incrementare le altre qualità. La preparazione dovrebbe prevedere il bilanciato e moderato sviluppo di tutta la muscolatura, anche perché un lavoro troppo incentrato su forza e ipertrofia potrebbe risultare controproducente: lo sviluppo di grandi masse muscolari, soprattutto nella “parte alta” del corpo, può andare a discapito dell’efficacia del gesto, della flessibilità e della sensibilità nelle rotazioni del corpo.

La muscolatura addominale, soprattutto a livello degli obliqui, è fondamentale per dare luogo alle torsioni del busto. Per quel che concerne le braccia, il tricipite e i muscoli dell’avambraccio sono decisivi nel garantire solidità e controllo per colpire la palla. Trapezio, deltoidi e romboidi sono chiamati in causa nel gesto di portare il bastone (o mazza) verso l’alto. Per ottenere uno swing -il colpo principe del golf- efficace e preciso, gli arti inferiori dovranno essere mantenuti tonici ed in particolare gastrocnemio, soleo, quadricipite e muscoli posteriori della coscia vanno tonificati e potenziati. Fondamentali, e non solo nella parte inferiore del corpo, i muscoli intrarotatori ed extrarotatori, indispensabili nella stabilità del colpo e della posizione.
La flessibilità è sicuramente la qualità più importante per un giocatore di golf (fonte: Bagnoli G., “Golf”, ed. Giunti, 2006): la componente asimmetrica del gioco e la natura ripetitiva del gesto rischiano col tempo di usurare tendini, articolazioni e muscolatura. Per questo il mantenimento del tono muscolare e di una buona flessibilità può prevenire eventuali fenomeni di usura. La flessibilità è una qualità che può essere migliorata con un valido e costante programma di allenamento, con risultati significativi in tempi relativamente brevi. La regolare pratica di esercizi di stretching e di mobilità articolare, oltre a prevenire gli infortuni, può agevolare un incremento della performance, grazie soprattutto a maggiori ampiezza e fluidità del gesto atletico.

Molto utilizzato negli Stati Uniti il TRX (Suspension Training), sistema d’allenamento in sospensione con attacco universale, che permette con due semplici fettucce regolabili in lunghezza di allenare efficacemente la mobilità articolare, l’equilibrio, il gesto atletico e l’efficacia dello swing. Esiste addirittura un kit creato appositamente per la preparazione atletica nel golf chiamato TRX Golf Bundle.
Nei giovani, in particolare nei bambini, la preparazione atletica sarà incentrata sul lavoro di base, generale, con un occhio di riguardo per le capacità coordinative, abilità che si sviluppano mediamente dai 4 agli 11 anni d’età; negli anziani invece ci si concentrerà sulla ricerca di una maggiore flessibilità, proprio per evitare traumi e fastidiose contratture, eventi sempre più frequenti con l’incedere del tempo.

In ogni caso anche il giocatore di golf a livello amatoriale dovrebbe dedicare al miglioramento della condizione fisica almeno tre o quattro giorni alla settimana, attraverso l’utilizzo di pesi liberi ed elastici a discapito delle macchine da palestra, spesso troppo vincolanti per le articolazioni, ricordandosi sempre di effettuare un buon riscaldamento prime di iniziare a giocare ed a praticare questo affascinante sport.

domenica 8 novembre 2015

L'allenamento del golfista - prima parte

Parecchi non lo sanno, ma il golf con oltre 50 milioni di giocatori è uno degli sport più diffusi al mondo. Probabilmente perché, a differenza di molte altre attività, può essere praticato indistintamente da uomini e donne, da bambini, adulti e anziani. Per alcuni si tratta effettivamente di una disciplina sportiva, per altri è un divertimento, per altri ancora una piacevole e salutare dipendenza. Concentrazione, calma, nervi saldi sono le qualità indispensabili in questo gioco. Un gioco o uno sport sicuramente aggregante, grazie a strutture come clubs e circoli, dove è determinante l’integrità dell’individuo nel dimostrare rispetto nei confronti degli altri giocatori e nella rigida osservazione delle regole (il golf è molto spesso giocato senza la supervisione di un arbitro...).

Secondo Giovanni Valentini nel libro “La magia del golf” il golf è un'opportunità per migliorarsi all'infinito. Per diventare dei buoni giocatori di golf non basta conoscere la tecnica o avere un fisico bene allenato, ma occorre praticarlo con continuità e passione. Come in ogni aspetto della vita,  per mezzo della pratica si sviluppano gli automatismi, i movimenti di routine e si migliora soprattutto la fiducia nei propri mezzi. 
Dario Cusani, giornalista e artista napoletano, definisce il golf come arte in movimento, dove ogni colpo richiede creatività e strategia per arrivare in buca con la soluzione migliore; ma oltre alla fantasia occorrono la tecnica e l’allenamento per riuscirci …

Quando vediamo i grandi personaggi di questo sport -il celebratissimo Tiger Woods su tutti- eseguire con estrema facilità colpi fantastici, ci viene da pensare che questo sia un gioco semplice, che non comporta sforzo alcuno. In realtà non riusciamo a comprendere fino in fondo quanto lavoro si celi dietro le performances di questi grandi campioni. Per giocare a golf bisogna essere capaci di eseguire gesti tecnici di grande precisione che richiedono forza, flessibilità, coordinazione e concentrazione per colpire la palla con l’obiettivo di “metterla in buca”.



Nel prossimo post vedremo più nello specifico la programmazione individuale e muscolare dell'allenamento. Alla prossima!

venerdì 30 ottobre 2015

Trattamenti di bellezza in gravidanza: i consigli degli esperti


A cura di: Ufficio Stampa Ok Corso Preparto

Per alcune donne la gravidanza è un momento non solo di gioia ma anche di fragilità, perché a causa dei mutamenti del proprio corpo ci si sente poco attraenti fisicamente. Proprio per contrastare questo sentimento negativo, è invece importante continuare a valorizzarsi e curarsi, anche con trattamenti di bellezza in gravidanza. Alcune future mamme però hanno paura di sottoporsi a sedute dall’estetista o dal parrucchiere, pensando che possano essere nocive per sé o per il nascituro. Le stesse ostetriche che tengono i corsi preparto, invece, confermano che molti trattamenti di bellezza non devono essere evitati, se si seguono i seguenti consigli.

Se si escludono i primi tre mesi, che rappresentano il momento più delicato dell’intera gravidanza, le donne in dolce attesa non devono rinunciare a manicure e pedicure, ma è importante rispettare alcuni accorgimenti. Poiché negli smalti e nei prodotti usati in questi trattamenti sono presenti alcune sostanze chimiche, è necessario che l’applicazione sia effettuata in una stanza areata, in cui il ricircolo d’aria impedisca alla donna incinta di inalare sostanze potenzialmente nocive. L’applicazione di unghie finte, invece, non rappresenta una pratica consigliata, perché la colla usata è composta da sostanze potenzialmente nocive. È fondamentale poi che gli strumenti usati nella manicure siano completamente sterili e che l’applicazione dello smalto non tocchi le cuticole, per evitare ogni contatto con sostanze nocive o batteriche.

Anche la depilazione è un trattamento che non viene sconsigliato dai medici, anche sembra che le donne in gravidanza ne abbiamo meno bisogno: gli estrogeni infatti rallentano la crescita dei peli. Se si opta per la ceretta dall’estetista, è meglio scegliere la tipologia a freddo o la variante con lo zucchero Kalawa (una versione orientale che usa una sorta di pasta derivata dallo zucchero). La tipologia a caldo invece è sconsigliata perché può provocare la rottura dei capillari. Le donne che invece scelgono rimedi più “casalinghi” possono usare l’epilatore elettrico e il rasoio, che deve essere utilizzato con cura per non tagliarsi. Sconsigliata ma non vietata è invece la crema depilatoria: le sostanze che contiene infatti sono a contatto solo superficialmente con la pelle della donna, senza pericoli per il nascituro, ma è sempre preferibile limitarne l’utilizzo, che potrebbe comunque causare lievi irritazioni cutanee. Infine, occorre rimandare tutti i trattamenti per la depilazione definitiva (laser, elettrocoagulazione o luce pulsata) a dopo il parto, sempre consultando il proprio medico.

Un altro appuntamento a cui le donne incinte non devono dire di no è quello con la propria parrucchiera: si possono scegliere tinte, colpi di sole e mèches, sempre dopo i primi tre mesi e impiegando prodotti sicuri per la futura mamma e il suo bambino. Alcuni parrucchieri utilizzano tinte senza ammoniaca e resorcina e prive di sostanze che diano allergie (come il nichel): questi prodotti sono ottimi anche per le donne in dolce attesa. Via libera anche a colpi di sole e mèches, che non hanno controindicazioni, perché la sostanza colorante e i suoi agenti non entrano in contatto diretto con la cute della donna. Le future mamme possono colorarsi i capelli anche con l’henné, una sostanza totalmente naturale e sicura per il nascituro, tuttavia, in alcuni casi, l’henné può causare una fastidiosa dermatite da contatto nella mamma. In generale, quando la pancia non è ancora chiaramente visibile, si consiglia sempre di informare la parrucchiera del proprio stato, affinché possa agire di conseguenza.

Utili per tutte le donne incinte ma soprattutto per i soggetti particolarmente stressati, i massaggi sono una pratica consigliata dai medici, che raccomandano di scegliere operatori esperti e specializzati. I massaggi sono utilissimi per lenire i comuni mal di schiena della gravidanza e, nel caso si utilizzino tecniche linfodrenanti, per favorire la circolazione sanguigna e allievare la sensazione di gonfiore alle gambe. Sono vietati invece i massaggi che interessano la pancia e l’addome. Prima di ogni trattamento, occorre informarsi dal proprio ginecologo.


Durante la gravidanza è importante continuare a sentirsi belle e a fare esercizio fisico. Cerchi un corso preparto per mantenerti in forma? Trovalo su Ok Corso Preparto, il motore di ricerca per i corsi preparto e post parto in Italia.

lunedì 21 settembre 2015

Quali sono i test di screening prenatale da fare durante la gravidanza?

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Per consentire al nascituro uno stato di benessere, è importante che la futura mamma si prenda cura, in primo luogo, di se stessa. La gestante deve sottoporsi ad accertamenti e controlli clinici, e fare anche test di screening prenatale, per conoscere lo stato di salute del bimbo.
In determinate fasi della gravidanza è possibile sottoporsi a diversi test di screening prenatale, i quali hanno lo scopo di accertare la presenza o no di anomalie nel bimbo.

Durante i primi tre mesi di gestazione si può fare il Bi test, in combinazione con la translucenza nucale. La gestante può sottoporsi a questi due esami dalla decima alla quattordicesima settimana di gravidanza. Questo tipo di esame prevede in primis il prelievo del sangue dalla futura mamma per controllare la presenza di due particolari proteine, Free Beta-HCG e PAPP-A. Se i valori di queste ultime sono sballati, è possibile che ci sia qualche anomalia. In seguito viene eseguito l’esame della translucenza nucale; si tratta di un’ecografia necessaria per eseguire alcune misurazioni sul feto, le quali devono rientrare in certi parametri standard: se ne sono al di fuori, allora è necessario sottoporsi a nuovi accertamenti diagnostici di tipo invasivo. Il Bi test ha un’affidabilità dell’85% e ciò che restituisce non è una diagnosi bensì il tasso di probabilità dell’anomalia fetale, come ad esempio la Sindrome di Down.
Dalla decima settimana di gestazione è possibile sottoporsi a un test prenatale non invasivo di analisi del DNA fetale. È prelevato del sangue dalla gestante che sarà analizzato mediante l’uso di attrezzature speciali di ultima generazione, capaci di rilevare le parti del DNA fetale presenti nel sangue materno. Il test prenatale del DNA fetale individua le principali anomalie dei cromosomi (in particolare le Trisomie 21, 18, 13) con una percentuale di affidabilità del 99%.


Il Tri test è un altro tipo di screening prenatale al quale è possibile sottoporsi tra la quindicesima e la diciottesima settimana di gestazione. Anche per questo test sono previsti un prelievo ematico dalla futura mamma e un’ecografia. Dal sangue si analizzano i valori di tre sostanze (l’alfaproteina o AFP, la gonadotropina corionica e l’estriolo non coniugato). L’ecografia ha lo scopo di analizzare nel dettaglio i risultati di queste analisi di tipo biochimico, affinché vi sia una panoramica completa sull’eventuale presenza di anomalie come la spina bifida o la Sindrome di Down. Il Quadri test è una variante del Tri test e aggiunge, come controllo dell’analisi del sangue materno, la misurazione dell’ormone inibina A. Come il test prenatale di analisi del DNA fetale anche questi ultimi tre tipi di test non sono diagnostici, bensì restituiscono la percentuale di probabilità che un’anomalia sia presente nel bambino; tale percentuale è di circa il 70%.

Sottoporsi ai test di screening prenatale è consigliato a tutte le future mamme, ma in particolare alle gestanti che anno un’età superiore ai 35 anni o con casi di anomalie genetiche familiari. Se i test di screening prenatale evidenziano la presenza di anomalie nel feto, è necessario fare dei test diagnostici di tipo invasivo che possono confermare o no i risultati dei testi precedenti.
Si consiglia alle gestanti di rivolgersi al proprio ginecologo, che saprà consigliarle sul tipo di test prenatale più indicato per conoscere lo stato di salute del nascituro.

Per maggiori informazioni: www.testprenataleaurora.it